CambiaMente

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Il cambiamento è silenzioso, sensibile, discreto.
Ma ha due coglioni grandi così.

Vivo nei guai perchè, per quelli come me il cambiamento tranquillo e emotivamente stabile si nasconde dietro un disturbante e abbastanza stronzo tracollo psichico delirante.
Se il cambiamento è un’isola tranquilla dove tutti sorseggiano cocktail con ombrellini, ciò che lo precede è una giungla, confusionata e sudata, che bisogna attraversare per godersi uno Screwdriver.

Nella giungla gli alberi e le liane che combattiamo sono tutte quelle cose che percepiamo di dover cambiare ma che ci scoccia, ci fa paura, ci fa comodo … “Ci qualcosa” non farlo.
Il problema è che, come direbbero nel mio film preferito, nella vita qualcosa va “Fiondato via”, va rischiato, va cambiato.
In caso contrario, più ci accaniamo più si accaniscono.
E la giungla si fa più fitta, più confusionata, sempre più sudata e sempre più magnetica.

Alzi la mano chi abita nella giungla.
Su quella mano, ora.
L’ho alzata anche io dalla tastiera, io, che la giungla l’ho arredata.
La giungla è affascinante, starci è in una parola: da veri eroi. Starci da soli poi… Un’idea geniale.

La giungla è fissa, un caos stabile che urla. L’infernale paradiso di chi non cambia pagina ma scrive sopra i suoi testi precedenti.

Abitare nella giungla è da seghe masochiste.
Finisci per uscire di testa, vedere il pericolo dappertutto, allontanare chi ti vuole aiutare in nome della tua gloria.
Ti senti in missione, mentre in realtà sei fermo e sei sempre più sudato, smagrito, stanco, invecchiato.
Sei un catorcio.
E non stai facendo niente, ma tutti devono sapere che sei nella giungla e solo per questo devono portarti rispetto.

Ripeto:
Un’idea geniale.

Ci sono delle cose della mia vita che non esistono, non servono, non mi piacciono, non voglio o non voglio più. Ci sono delle cose della mia vita che mi hanno guardato per anni e non mi hanno capito.
Ci sono delle cose che io ho considerato il mio pollice opponibile, per cui io ero un’appendice.
Ci sono delle cose a cui sono attaccata come una cozza e di cui non sono assolutamente convinta, direi che quasi mi stanno antipatiche.
Sono le cose che fanno rumore, che mi distolgono e mi confondono.
Sono la mia giungla.

Cosa sono io, senza la mia giungla?
Chi ha alzato la mano, si ponga questa domanda. Ora.

Uno degli insegnamenti più profondi che abbia mai ricevuto me l’ha dato una puntata dei Simpson. In pratica: Lisa conosce un brillante assistente professore per cui, se non erro, la Kaprapall perde le testa e Lisa pure.
Il seducente prof. alla fine della puntata (e prima di sparire per sempre) consegna a Lisa un biglietto. C’è scritto sopra: YOU ARE LISA SIMPSON. Tu sei Lisa Simpson.
Poi scompare. Adieu.
Sigla.

Io sono rimasta ferma sul divano con gli occhi sbarrati per un 5/10 minuti, sarà stato 7 anni fa. Riprendendomi ho poi pensato che tutti, ognuno di noi, dovrebbe andarsene in giro con un bigliettino di tasca su cui scrive, per esempio nel mio caso: TU SEI VALENTINA DE SIMONE. Che qualcuno ci voglia tanto bene da farci questo bellissimo regalo, o che decidiamo di farcelo da soli.

Tu sei Lisa Simpson e io sono Valentina De Simone, nessuno di noi è la sua giungla.
“Devo alzarmi da sotto il Petrarca e portare il mio culo verso il futuro”, il collo tirato all’indietro, parlo da sola ad alta voce mentre faccio una foto al cielo, seduta sugli scalini. “Ok ma prima mi dai una sigaretta?” mi dice il senzatetto che vive sotto la statua. Gliel’ho data volentieri.

Il mio biglietto lo tengo vicino alla Patente, una cosa cui tengo troppo per rischiare di perdere. Sono questa qui.
Non sono capace di essere normale perchè preferisco essere felice, questo agli altri spesso non piace.
Non posso più essere un sacco di cose che potevo essere, ma posso esserne altre che non avevo considerato e mi rendono più felice.
Non posso più stare nella giungla.

Metteteci un ombrellino rosa e poco ghiaccio in quello screwdriver.
Alla salute.

cambiaMente

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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