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Vengo a trovarti domani…
che ridi? non ci credi?

No rido perchè tecnicamente domani è già domani e poi perchè non ci credo, ovvio.
Prendi un biscotto per colazione e vai dai.

Ok.
Però dimmi che non è una di quelle cose integrali no anzi… Vegane… Quelle cose lì sai…
Dammi il tuo numero.

No guarda, il numero non mi pare una buona idea. Comunque il biscotto… Ti pare? Ovvio che non lo è! Per chi mi hai preso? haha

Almeno una buona notizia allora…
… Anzi di più di una.

Cioè?

Cioè che il biscotto non è vegano e io so sempre che tu qua stai e

E…

E che stai sorridendo

E quindi =) ?

E quindi ci vediamo domani, anzi scusa, che poi mi sgridi,
ci vediamo dopo.

E dopo ci vedemmo eccome. Dopo ci vedemmo ancora, finchè non arrivò un giorno in cui non ci vedemmo più.
Più.
A parte quella notte.
Quella in cui tu sei entrato nel parcheggio dell’albergo e mi hai spiegato. Era inizio giugno entrambe le volte. Entrambe le volte mi hai cambiato la vita.

Forse era esattamente questo che mi aspettavo senza sapere chi tu fossi e ti ho aspettato tanto. Ti ho aspettato scappando dalla nostra città per sbatterti contro a caso, tra i 42 gradi di una città che non era la mia e neanche la tua. Al tempo me la prendevo con la vita, ascoltando canzoni che avrei poi messo tutte le volte in cui sono stata felice con qualcuno. Ero incazzata perchè di emozioni crude non me ne regalava nessuno, poi sei arrivato tu e la tregua si è estinta.

Come sta tuo figlio?
Come l’hai chiamato e qual’è stata la sua prima parola? Magari è stata amore… Vorrei sapere a che hai pensato in quel momento.
Quando qualcuno la nomina questa parola. Io per esempio penso sempre alla tua mano sul mio orecchio per farmi addormentare se fuori c’è casino. Anzi delle volte, quando è davvero difficile riuscire ad addormentarmi e i tappi non bastano, metto la mano dove la mettevi tu e mi ripeto che va tutto bene. Anche se bene non va praticamente niente.

Attualmente per esempio mi sto dedicando a uno dei miei hobbies preferiti… Ovvero effettuare un’eutanasia di questa vita precaria, aspettando la catastrofe, per andarmene e costruire un altro bel castello di cristallo.
Lavorare senza passione ma con un contratto determinato, frequentare senza amore qualche bel ragazzo: chi si innamora perde. Io di solito sono una perdente. Litigare con un’amica per cui pensavo d’esser più importante. Cose così.
Ci pensi ancora alla questione aperta sul caffèlatte? Chissà se l’hai più risolta.

Amore è davvero una parola? Aspettavo di pagare i miei esami del sangue finchè immaginavo una conversazione che non avverrà mai. Spiegavo a un uomo che non mi ha voluta che amore non è una parola, ma la ragione per cui viviamo. E che ogni volta che scegliamo l’amore scegliamo la vita. Volevo farmi scegliere. Non ci sono riuscita.

Comunque ti dicevo è proprio questo il bilancio della mia ultima mini vita. Analizzata in quaranta minuti nero catrame, seduta sotto il Petrarca.
I miei pensieri e il male a questa fottuta mano come uniche certezze.
Sempre meglio che niente.

Qualche tempo fa una persona mi ha domandato che facessi tutto il giorno quando non stavo in sua compagnia.
Ebbene vado al lavoro tutti i giorni, vado dall’analista, vado a letto con qualcuno. Imparo un po’ a gestire i miei problemi come fa una donna adulta: tacendo, rompendo oggetti di quando in quando, trovandomi una bella dipendenza e mangiando meno perchè, è inutile: gna fai.
Mi lamento del mio lavoro, poi vado in paranoia se finisco in bancarotta. Ovviamente comprando cose per riempire vuoti. Sono circondata dalla negatività di tutte le donne che conosco, recentemente fottute dai loro uomini e dalla mancanza d’amore.
Vivo a Padova Centro, a proposito, mantieni l’odio nero nei confronti di questa geolocalizzazione?
Racconto bugie su me stessa per essere meno pesante; più accettabile, poi ne soffro terribilmente.
Sono le sbornie da me stessa che mi prendo perchè in realtà non sto facendo altro che aspettare. Proprio vero che lo sballo costa sempre maledizione, per questo ho ottimizzato: diventando mia spaccina e mia miglior cliente debitrice.

Aspetto, da 26 anni, un momento per non sentirmi sola.
Aspetto che muoia qualche zio d’America, aspetto un feedback asap, aspetto l’orgasmo, il coraggio, lo stipendio.
Aspetto distesa a letto, aspetto mangiando, fumando, aspetto respirando. Aspetto in piedi, aspetto seduta: leggendo, guardando the Weather Man, ascoltando Spotify Premium, perchè finalmente l’ho fatto. Mi fa sentire logica e razionale, una ragazza razionale che siede sotto la statua del Petrarca.
“Mi prendo questa realizzazione all’Americana. È qui che vivo, dietro la brigata dei pompieri 46, ma davanti Spongebob”.

La ragazza razionale siede ora sotto il Petrarca, dietro a Spongebob.

Un turista fa una foto ricordo: nel salotto di qualche famiglia inglese, tra qualche mese, proietteranno le foto dell’Italia. Noi non siamo invitati. Ce n’è una con Petrarca, sotto, una ragazza razionale piangeva. Probabilmente stava aspettando qualcosa, ma non cambiava niente.

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