DOPPIO SOGNO INCONTRA EYES WIDE SHUT (ALL’ATELIER KARASINSKI)

Atelier Karasinski Vienna

Se Fridolin e il suo io del futuro Bill Harford dovessero incontrasi, dove si incontrerebbero? Quasi sicuramente nella casa-atelier di Laura Karasinski.

Fridolin, mio caro Fridolin.

Non mi sono mai incazzata tanto leggendo un libro. Più mi incazzavo più leggevo, più leggevo più mi incazzavo. Ovviamente con Fridolin. Non basta il nome che suona come una presa per il culo, no. Fridolin è l’uomo in cui tutte, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto la sfiga di imbatterci. Quello che ti fa credere di essere libera ma in realtà ti incatena, quello che corre dietro alle gonne di qualsiasi donna, quello che cerca nell’ingenuità della fanciullezza il suo elisir di giovinezza. Ed è questa sua familiarità che lo rende detestabile.

Abbiamo visto Eyes Wide Shut, abbiamo visto Tom Cruise (che nel film si chiama Bill Harford e non Fridolin) e lo sappiamo bene, l’abbiamo perdonato perché era Tom Cruise. E anche perché Tom/Bill, fortunatamente, è solo la punta dell’iceberg Fridolin.

Questo è il bello (o il brutto per alcuni) del cinema. Cambia le carte in tavola limando le personalità dei protagonisti, intessendo nuove trame, immaginando nuovi luoghi.

Così accade che il dottor Fridolin cambi nome, non viva più a Vienna nel 1920, ma si trovi a New York sul finire degli anni ’90, e sia sposato con Alice invece che con Albertine. Oppure che la parola d’ordine per accedere alla festa in maschera passi da “Danimarca” all’ormai celebre “Fidelio”.

Così accade che io, oggi, vi conduca nella Vienna di Schnitzler in uno studio appartamento che vede protagonisti elementi d’arredo vintage, provenienti da molteplici parti del mondo e da circa ogni decade del secolo scorso, facendo incontrare virtualmente Fridolin e il suo io del futuro Bill come in un ipotetico crossover.

Nell’atelier studio di Laura Karasinski si sentirebbero entrambi sicuramente a proprio agio e magari potrebbero discutere su chi dei due appaia più pirla agli occhi delle donne che lo leggono/guardano.

Fridolin apprezzerebbe i tavoli di Egon Eiermann, la madia dal design industriale e il grande specchio decorato. Troverebbe anche alquanto bizzarro il soffitto con rosone dipinto di nero. Bill invece, si rilasserebbe sul comodo divano o leggerebbe un giornale seduto sulla Eames Plastic Chair di Vitra e certamente, rimarrebbe incantato dalle foto appese alle pareti.

Entrambi vivrebbero questa scimmietta come un cattivo presagio.

Atelier Karasinski Vienna

Sicuramente, essendo due farfalloni incalliti, cercherebbero di contendersi con scarso successo la bella padrona di casa Laura Karasinski. E alla fine, sentendosi in colpa, riferirebbero ogni dettaglio alle rispettive mogli domandandosi: è solo un sogno?

La risposta la sanno già:

non c’è sogno che sia soltanto sogno.

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Atelier Karasinski Vienna

Immagini via: atelierkarasinski.com

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