Il libro sul comodino: Le assaggiatrici

Le assaggiatrici di Rosella Postorino è una storia che viene da La Storia.

Il racconto delle donne reclutate come assaggiatrici alla “mensa del Regno” nasce nel cuore dell’autrice durante la lettura di un quotidiano: era il 2014 e l’ultima assaggiatrice di Hitler, Margot Wolk, a 96 anni aveva finalmente deciso di raccontare la sua difficile storia. Quando Rosella Postorino cercò di mettersi in contatto con lei, scrivendole una lettera, scoprì che era morta.

Il romanzo Le assaggiatrici conduce nell’autunno del ’43, nel quartier generale di Hitler. Donne, più o meno devote al Nazionalsocialismo, vengono reclutate per assaggiare i suoi pasti e testare così la presenza del veleno. Tra le assaggiatrici del Fuhrer c’è Rosa. Sua la voce narrante.

Rosa è costretta dopo un anno di vita coniugale a lasciare Gregor, partito per il fronte, e a trasferirsi a Gross-Partsch dai suoceri.

Si può smettere di esistere anche da vivi; Gregor forse era vivo, però non esisteva più, non per me. Il Reich seguitava a combattere, proteggeva Wunderwaffen, credeva nei miracoli, io non ci avevo mai creduto.

Rosa si sente intrappolata dalla Vita.

Perché, da tempo, mi ritrovavo in posti in cui non volevo stare, e accondiscendevo, e non mi ribellavo, e continuavo a sopravvivere ogni volta che qualcuno mi veniva portato via? La capacità di adattamento è la maggiore risorsa degli essere umani, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana.

In quella nuova condizione Rosa è desiderosa di sentirsi accettata, di stringere legami ma si accorgerà presto che non ci sono amiche sedute a quella tavola, tranne forse Elfriede con la quale, tra verità nascoste, sente un punto di contatto.

La gente giustifica con l’amore qualunque comportamento.

Il romanzo della Postorino ha una grandissima capacità di introspezione. È nella mente di Rosa che il lettore abita per tutta la durata della storia, vive la stessa corruzione interiore dimenticando per un attimo il giudizio morale che saremmo inclini ad esprimere.

Rosa, vittima e colpevole, vive la condizione della colpa ma cerca di sopravviverle. Non ero mai stufa di vivere, afferma, perché la vita continua a combattere contro la morte in ogni condizione.

L’amore è una bocca che non morde, o la possibilità di azzannare a tradimento. Come dice la Postorino, Rosa sente che quando amiamo e ci affidiamo agli altri siamo vulnerabili.

Quello di Rosa è un tempo “amputato”, che recide affetti, legami familiari, che ferisce l’amor proprio e quello per il mondo.

La vita toglie, la vita dà, e nessuno può sapere come si comporterebbe al suo posto quando in gioco c’è la salvezza di sé.

Leggere Le assaggiatrici è stato una sorpresa e vorrei che lo fosse anche per voi.

Durata della lettura
tre sere alla mensa del Regno

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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