Il libro sul comodino: L’educazione

Ho finito da qualche giorno di leggere L’educazione di Tara Westover.

L’ultima volta che un libro aveva colpito allo stomaco in questo modo è stato con Elisabeth di Paolo Sortino, il racconto della giovane Elisabeth Fritzl segregata dal padre per ventiquattro anni in un bunker costruito nelle fondamenta della propria abitazione.

Quella storia è agghiacciante, non c’è dubbio né paragone, ma come L’educazione è una storia vera.

Veri sono qui i fatti narrati. Tara è la più giovane di sette fratelli. Vive ai piedi del Buck’s Peak, una montagna nel sud dell’Idaho, insieme alla madre levatrice ed erborista e al padre che lavora presso la vicina discarica. Nei suoi ricordi c’è tanta bellezza, è lei stessa a definirla una bella infanzia in un’intervista (che potete ascoltare nel canale youtube della Feltrinelli editore).

La scrittura della Westover ha la straordinaria capacità di tenersi a distanza dai fatti narrati, come se la Tara di cui leggiamo non fosse l’autrice; è alla ricerca di un’oggettività difficile da ritenere possibile se si pensa che L’educazione è un suo memoir.

La sua famiglia abbraccia il Mormonismo nella sua versione più estrema. Suo padre ha delle profonde convinzioni, talmente radicali da isolare i figli dal mondo esterno: nessun certificato di nascita, nessuna medicina, nessun telefono, nessun libro. Tara e i suoi fratelli non frequentano la scuola e se studiano lo fanno a casa sotto la guida approssimativa della madre.

Ne L’educazione, casa non è il luogo nel quale sentirsi protetti, nel quale crescere sviluppando le proprie abilità.

Il padre infatti, che per lavoro raccoglie lamiere e costruisce capannoni, non esita ad avvalersi dell’aiuto dei figli poco più che bambini; la madre invece prepara unguenti con le erbe medicinali che raccoglie insieme ai piccoli di casa, e si appresta a diventare la levatrice della zona sotto le pressioni del marito.

Le regole familiari sono appannaggio della figura paterna: su i membri della famiglia Westover incombono i giorni dell’abominio e nell’attesa di quella preannunciata apocalisse, che per i più era solo il millenium bug (il difetto informatico che si manifestò a cavallo del 1999 e il 2000), accumulano provviste di cibo, munizioni, armi e benzina.

“Non penso che questa sia la classica storia che parla di persone cattive che fanno cose brutte. Penso che sia la storia di cosa fanno le brave persone per nascondere segreti.”

L’educazione non è per Tara un segreto da nascondere. All’età di sedici anni decide di auto istruirsi per conseguire l’esame di ammissione al college. Nel farlo si sottopone all’ira verbale del padre e a quella fisica del fratello maggiore Shawn, del quale i genitori negano la natura violenta.

La scoperta di poter intraprendere un’altra via rispetto a quella tracciata dal padre si fa strada nella mente di Tara quando suo fratello Tyleral quale dedica L’educazione – abbandona la famiglia per andare al college.

Il prezzo da pagare è alto, con questa decisione perde metà della sua famiglia. In lotta con sé stessa Tara si chiede “cosa significhi far parte di una famiglia e cosa fai quando gli obblighi che senti di avere nei loro confronti entrano in conflitto con quelli che senti di avere verso te stessa.”

L’educazione è una storia straordinaria. Quando penso al potere delle parole mi riferisco proprio a storie come questa, dove il sapere si fa forza per emanciparsi, per credere in un mondo migliore, per costruire il proprio futuro.

“Penso che le storie siano importanti, ci dicono chi siamo e come ci dovremmo sentire, quando sentirsi fieri, quando vergognarsi. Io stavo attraversando questa difficile esperienza, stavo perdendo la mia famiglia e cercavo di capire: come posso credere di essere una buona persona se so che mia madre non lo pensa? E non mi sembrava ci fossero storie per questo. Non mi sembrava ci fossero storie su come credere in te stessa quando le persone che ti sono vicine non credono più in te e siccome non riuscivo a trovare quella storia, alla fine ho deciso che l’avrei scritta io.”

Che cosa rappresenta l’educazione per l’autrice?

“Penso che l’istruzione mi abbia dato accesso a idee diverse, a prospettive diverse, a modi diversi di capire il mondo.”

A tutte le Tara che non abitano necessariamente in Idaho,
a tutte le persone che pensano di sentirsi sole nelle difficoltà,
a tutti coloro che per avere una vita migliore devono nel dolore allontanarsi da casa:
leggete la storia di Tara Westover.

Di solito l’educazione si riceve in dono, questa storia ha il sapore della conquista.

 

Durata di lettura
una settimana ai piedi del Buck’s Peak

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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