IL MIO CORPO

Inizia tutto dal corpo e finisce col corpo.

No, non è “solo” una questione di vita o di morte, ma un dato di fatto.
Il corpo che abito non è un involucro che mi porta qua e là nel percorso della mia esistenza. Il mio corpo è ciò che mi appartiene davvero.
Appartiene a me, alle mie scelte e alla mia vita. Appartiene ai miei gusti, alle mie voglie, ai miei fallimenti.
Cambia con me e nelle varie stagioni della mia esistenza è parso più giovane o più vecchio. Più snello e accattivante o comodo e rassicurante.

Il mio corpo ha il pregio d’essere il mio maggior maestro: mi ha insegnato la pazienza, la costanza, la forza di volontà nel volermi prendere cura di lui, allenarlo, nutrirlo adeguatamente, rifiutandomi di intossicarlo.

Mi ha insegnato a tacere e ad ascoltare, ascoltare lui, perchè in certe circostanze ha saputo più di me.
Ha saputo dirmi basta quando non riuscivo più a toccare cibo ed ero perennemente tesa verso qualcun’altro ma mai verso di me.
Ha saputo dare inizio a passioni sconvolgenti, ha saputo viverle.
È crollato quando mi ha considerata troppo lontana da me stessa e mi ha costretto a fare un passo indietro. Il corpo che abito veicola la fatica, il piacere, il dolore.
Rappresenta la membrana permeabile che mi consente di sapere come è fatta la vita.
Il corpo è presenza, contatto. Un corpo può diventare dipendenza. Può mancare, mancare come fosse una parte del tuo quando non c’è più o si allontana.
Il corpo è ricordo: cicatrici e tatuaggi, una scottatura della moto, il segno di un morso durante la passione.
Il corpo è consigliere.
Ci dice sempre dove stiamo bene, bene davvero. Bene con ogni sua fibra.

Il corpo sa qual è la pelle contro cui sarà sempre naturale stare.

Un contatto in cui il confine si perde e un altro perimetro viene costruito, diventa casa. Un luogo da cui ci si può distanziare ma in cui si torna sempre perchè abita in noi.

 

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