IL PROFUMO

La maggior parte delle persone mette il proprio profumo preferito una volta vestita.
Io ho sempre coltivato l’abitudine di indossarlo in lingerie.
Quando l’aria si inebria di Chanel tutto, decisamente, totalmente tutto si fa più femminile intorno.
L’ho scelto per questo: perché spruzzatomi addosso, a tradimento, dalla venditrice non mi ha fatto venire voglia di stenderla con un destro, ma di dire – Oh sì, ancora per favore-.

Eppure, per quanto sofisticatamente semplice, Gabrielle non è il mio profumo preferito.

Il mio profumo preferito attanaglia le sciarpe, si attacca ai vestiti, ossessiona i colli alti, perseguita le lenzuola.
Par di sentirlo attraverso un solo messaggio, sta sotto il mio naso anche dall’altra parte del mondo. Dimora i miei sogni, mi angoscia le narici e la sua eco, come canti di sibilline sirene, firma da tutta la vita i passi – più lunghi della gamba- mai compiuti.

Lo ricerco come chi apprende d’aver perso la ragione; in quell’attimo di lucidità che intervalla la follia. Dappertutto, in ogni spazio: fisico, mentale, temporale. Lo incontro sempre nella dimensione in cui sogno, passato e futuro collassano in un meraviglioso disastro.

Alleggerisce stanze e giorni, ti rimane sulle mani accarezzando capelli. Sa di giovinezza, libertà e assenza di dovere. Ha dentro l’aroma di ogni estate, di finestrini abbassati e di erba di prato.
Il mio profumo preferito non invecchia mai, basta ascoltarne l’incanto o il suo ricordo per convincersi, ancora una volta, di quanto possa essere bella la vita.

É forse una forma di protesta, in un mondo in cui ogni essenza decanta prima che la si possa apprezzare, considerare sempre e per sempre proprie le note di fondo di un grande
amore?
Il mio profumo preferito va domato senza forza, addolcito con sapienti dosi di vaniglia.
Va esaltato dalla mirra, intorbidito con il tabacco e maturato con l’incenso.
Va trattato con una ricetta misteriosa che conosco, forse, solo io.

Riposo Gabrielle al suo posto: sulla consolle.
Ripenso a quando avrei voluto metterci anche il mio profumo preferito, in un’ampolla, tra lo specchio dorato e il portagioie invecchiato e solo ora capisco: ci son caduta anch’io.

Così volatile e ribelle da scappare in ogni dove, il mio profumo preferito presume a priori ogni rinuncia a possederlo.

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