Imparare a cantare

imparare a cantare
Giovanna non sapeva cantare.

Qualcuno, quando era piccola, le aveva detto che era stonata e così lei aveva abbandonato qualunque pretesa in tal senso.
Del resto, il canto era stata solo la prima della lista di cose che, crescendo, aveva accantonato.
Prima era toccato alla danza (perché qualcuno le aveva detto che non aveva la costituzione) e poi al nuoto (perché qualcuno l’aveva presa in giro per come il costume aveva iniziato a stringerle all’altezza del seno).
Crescendo, non c’era più stato bisogno che fossero gli altri a dissuaderla dal fare le cose che avrebbe voluto: aveva imparato ed ora sapeva farlo da sola, sicché dopo canto, la danza ed il nuoto erano stati il turno del lavoro e, naturalmente, del cibo.
A dispetto dei suoi tentativi di non ingombrare (per non dare fastidio né agli altri né, supponeva, a sé stessa), il suo corpo era cresciuto seguendo una dinamica inversamente proporzionale.
La cosa buffa era che più lo strizzava e lo costringeva nel minor spazio possibile, più quell’insieme di gambe-pancia-braccia-petto si gonfiava e si espandeva.

Che doveva fare, Giovanna?

Ogni tanto se la immaginava diversa, la sua vita, si immaginava di fregarsene delle calorie, di dire basta alle diete e di mollare il lavoro: sognava di prendere tutti quei giudizi che le rimbombavano nella testa e -semplicemente- buttarli via.
Immaginava che, se l’avesse fatto, poi avrebbe udito solo silenzio – come quello che c’era quel giorno in collina, quella volta che, camminando su una strada che non aveva mai percorso, era sbucata in fondo a una piccola valle.
Si immaginava di riscriverla, la sua vita, e sempre più spesso si sorprendeva a inventarne la melodia.

Giovanna non sapeva cantare.
Quando era piccola, qualcuno le aveva detto che era stonata e così lei aveva deciso che, siccome le piaceva da matti, quel qualcuno non doveva capirci un granché.
Il canto era stata solo la prima della lista di cose che crescendo aveva coltivato, a dispetto del parere degli altri.
Dopo il canto era toccato alla danza (qualcuno le aveva detto che non aveva la costituzione, ma a lei non importava perché voleva bene al suo corpo) e poi al nuoto (qualcuno l’aveva presa in giro per come il costume aveva iniziato a stringerle all’altezza del seno, ma lei aveva comprato un costume più grande e aveva continuato ad andare in piscina).
Crescendo il suo corpo si era fatto accogliente ed ora, diventata adulta, era esattamente della misura giusta per ospitare tutte le sue passioni.

Il silenzio era il suono più dolce del mondo: non lo avrebbe mai confidato a nessuno ma, nel silenzio di quella valle aveva trovato il coraggio di abbracciarsi: aveva alzato le braccia al cielo e, davanti a una platea di alberi e piante, aveva intonato nuovamente il suo canto.

Giovanna non sapeva cantare, eppure, da quel giorno, finalmente non avrebbe più smesso di farlo.

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