Il libro sul comodino: La nostalgia degli altri

Le parole sanno sedurre?

Federica Manzon nel suo ultimo romanzo dal bellissimo titolo, La nostalgia degli altri, ci regala una storia sul potere delle parole, sulla loro capacità di far crescere un amore.

Sono ormai lontani i tempi nei quali una lettera faceva innamorare chi non si erano mai visto prima o colmava distanze tra innamorati.

Come ci amiamo oggi? Abbiamo smesso di amarci per iscritto?

Oggi scegliamo chat, sms, e-mail e video. Ci connettiamo senza avvicinarci troppo.

Nella conoscenza dell’altro sperimentiamo una distanza fatta di tecnologia, ma può un amore virtuale essere forte tanto quanto uno reale?

Un narratore, del quale poco conosciamo, ci racconta la storia di Lizzie e Adrian.

Entrambi lavorano all’Acquario, una società di intrattenimento virtuale. Per mestiere creano mondi paralleli, rendono reale ciò che reale non è.

Insieme condivideranno fisicamente solo quattro notti ma passeranno tutte le altre a scriversi.

È così quindi che sono destinati ad amarsi?

A noi trentenni di oggi ciò non basterebbe. Sentiamo che alla loro storia manca qualcosa. Siamo pronti a rimproverargli che in quella distanza non stanno vivendo fino in fondo il loro amore.

Ci è facile dimenticare che la vicinanza fisica non abbatte la mancanza, che si può provare La nostalgia degli altri pur avendoli accanto.

La verità è che non possediamo tutti gli strumenti per comprendere questo amore perchè il tempo nel quale ci siamo innamorati è differente.

A loro manca quell’attesa che fa crescere la passione prima dell’incontro.

E qui c’è la sostanziale differenza: noi quell’incontro lo desideravamo ad ogni costo.

Lizzie e Adrian invece ogni volta che si sono avvicinati hanno creduto di contaminare il loro amore.

L’amore cambia così in fretta le sue forme nel tempo e nello spazio:

Se Lizzie e Adrian si fossero conosciuti in qualsiasi altro posto, fuori dalle vetrate telecamerizzate dell’Acquario, se si fossero scritti con la praticità di chi non crede nelle manipolazioni della finzione e non le padroneggia, se ci fossero stati gesti e voci a tradire un sentimento o un’intenzione e passi uno accanto all’altra, non tutte quelle parole, ecco, mi chiedo se le cose sarebbero andate diversamente.

Me lo chiedo anche io e nel farlo sento già La nostalgia degli altri (tempi).

 

Durata della lettura
una domenica di pioggia

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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