Le parole hanno un peso

Le parole hanno un peso

Hitler almeno i disabili li eliminava gratis.

Questo articolo nasce oggi, martedì 28 febbraio 2017.

Nasce da una tastiera arrabbiata, da dita che si muovono freneticamente nella speranza che ciò che stanno per esprimere con le parole possa liberarmi dal grosso peso che ho sul cuore.
Insomma questo articolo è più per me che per voi, forse.

Smettiamola di dire che le parole sono solo parole perché è fin troppo evidente che non è così.

Le parole hanno un peso, anche se nessuno più sembra farci caso.

Stiamo vivendo l’era della comunicazione globale, o almeno così crediamo, eppure mai come oggi mi sembra che si inviino continuamente messaggi con parole di cui si ignora il corretto significato o quantomeno delle quali si ignorano le conseguenze dopo averle pronunciate; che dietro ad una tastiera si possa dire qualsiasi cosa a chiunque perchè tanto mica ci troviamo faccia a faccia, delle nostre facce ci interessano solo i selfie!  

Una volta il problema era la povertà del nostro vocabolario, oggi lo è la povertà d’animo che abita certe persone, donne e uomini che ignorano la potenza del linguaggio. Le parole nascono dal desiderio di comunicare eppure io, per dirla alla Brunori sas, tra post, tweet e status a volte provo una tristezza intorno a me che è difficile toccare. Ora però voglio provare a scegliere le parole in grado di spiegare che le parole possono causare ferite che non guariscono.

Siamo liberi di condividere quotidianamente le nostre opinioni con il mondo, e lungi da me porre un limite alla libertà di espressione altrui, ma è veramente sempre possibile dire qualsiasi cosa? accettare qualsiasi opinione? Io dico no.

Com’è che li chiamano, “haters”? Già, proprio loro. Persone definite “odiatori” che nella rete seminano, perché è il caso di dire che lo fanno con la costanza di un seminatore, commenti sgradevoli per mettere in circolo una violenza verbale che mi spaventa. In un mondo che esiste solo nella mia mente le parole profumano d’amore, di rispetto, di tolleranza ma quando mi sveglio mi rendo conto che le parole incantano le masse, possono sovvertire l’esito di una candidatura, spezzano vite di giovani fragili, incapaci di sopportare il peso di una menzogna, di una verità detta a metà, di parole che arrivano silenziose da tastiere di codardi. Si, perchè il più delle volte quelle stesse persone non sono in grado di reggere un confronto dal vivo.

Comunicare significa mettere in comune, trasmettere, condividere informazioni, sentimenti; i social media e le applicazioni che scegliamo quindi sono solo dei mezzi che si fanno portavoce delle parole che scriviamo. Allora io dico: le parole ci definiscono, scegliamo con cura le parole da dire. Le nostre parole sono libere di esprimere anche la rabbia e la disapprovazione ma sempre e solo nel rispetto altrui.

Oggi dopo aver letto il post di Adinolfi (per intero) ho pensato: molti haters si nascondono dietro nickname assurdi mentre lui scrive alla luce del sole, da un profilo pubblico in cui è definito giornalista e politico e penso: “la realtà è una merda, ma non finisce qua”.

Se non si era capito di recente sono stata ad un concerto di Brunori sas e ne sono uscita ispirata. Nelle sue canzoni ho ascoltato parole che parlano di una società di cui non vado sempre fiera ma quella che ho visto al Palamostre di Udine mi piaceva, e tanto; quella folla cantava le parole di un cantautore che ha saputo con estrema chiarezza fotografare un pezzetto di mondo reale. Io cosa posso fare? Proprio come canta Dario io

non sarò mai abbastanza cinica da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di com’è, ma neanche tanto stupida da credere che il mondo possa crescere se non parto da me.

Io parto da me, nella fiduciosa speranza che lo facciate anche voi.
Io non sto più zitta davanti a parole usate per esprimere cattiveria, violenza e odio verbale o davanti ad una qualsiasi forma di mancanza di rispetto.

Io credo che le parole abbiano un peso, e voi?

Le parole hanno un peso

Le parole hanno un peso

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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