LE PAROLE

Le parole sono la mia vita.

Quando lo dico lo intendo letteralmente, ovvero che in un mondo senza parole io non lavorerei e non mangerei.

Ciò nonostante è drammaticamente difficile, non so perchè, scrivere una storia sulle parole.
Sarebbe come chiedere a un fornaio di fare della farina con la farina o a un sarto di cucire un filo con il filo.
Lasciamo stare, oggi le metafore non funzionano.

Quindi eccomi qui: che non so da che parte cominciare e forse mi sento come quelli che sono davvero innamorati e quando gli chiedono di dire il perchè non lo sanno.

Decido di parlarvi delle parole: di quello che rappresentano nella mia vita, di come sarebbe la mia vita senza e cosa so su di loro, forse.

La prima cosa che  mi viene in mente è una matita che si muove sulle lastre dell’elettroencefalogramma: “Valentina De Simone, anni 7, il cervello destro lavora di più. Si vede qui… E qui… si qui”. “Ripetete l’esame nella pubertà, tenetela lontana dal caffè e dal liceo scientifico”.

Valentina De Simone, 26 anni, bevo una moka al giorno, ho una maturità linguistica che dorme nella credenzina delle onorificenze, non ho ripetuto l’esame.

Sono una copy.
Ciò significa che per 8 ore al giorno sono al computer e cerco di planare ordinata sul caos delle parole che ho in testa.
Per non so esattamente in forza di quale ragione scrivo ancora la prima copia di ogni cosa su carta e quando devo comporre qualcosa di veramente difficile nonchè poco ispirante ascolto elettronica da sociopatici.

Dato che passo l’85% del mio tempo a pensare mi è capitato spesso di chiedermi come sarebbe la mia vita senza parole o se ne conoscessi poche o se …

Riflettendoci nei più svariati contesti ho realizzato che
non avrei scritto lettere d’amore dell’ultimo minuto, per esempio. Quelle che “ho sbagliato tanto lo so” o “Hai sbagliato tanto, ma”.
Quelle che mi fanno amare parecchio Completamente quando dice:

ma non penso che possa dirti tutto quello che ti dico io.  

Perderei meno tempo dietro alla mia assurda passione per i sinonimi e mi spaccherei meno la testa a scommettere sugli ossimori.

Mi innamorerei della persona giusta? Un terno al lotto.

Però forse non resterei affascinata dai “pernicioso” e dai “fermo restando che” piazzati ad opera d’arte.
Per poi, contestualmente, scappare da quegli stessi in fuga verso la superficialità di un’intera conversazione fatta di emoticons e congiuntivi traballanti… Che dopo 40 ore di testi ci sta.
Ci sta tantissimo purtroppo o per fortuna.

Altro dato da non tralasciare, in un mondo senza parole, avrei sicuramente avuto meno fortuna con gli uomini perchè mi hanno sempre molto aiutata a fare colpo.

In un mondo senza parole (e parolacce) non mi avrebbero denunciata.

In un mondo senza parole avrei di certo avuto meno guai e non me ne ricorderei 5 che mi hanno distrutto ma mi fanno essere grata al karma per la mirata alopecia sulla zucca giusta.

E anche se so che in un mondo senza parole agirei di più e meglio, ecco cos’altro so su di loro:

So che un mondo senza parole, sarebbe anche senza me.
So che mi piace la mia solitudine e la pretendo perché in realtà ci sono loro a farmi compagnia e sono anche molto gelose.
So che devo dedicarci del tempo. Io che il verbo dovere lo assimilo alla varicella.
So che devo farlo perchè ne ho bisogno.
So che avrei vissuto più serate senza scappare dalla discoteca perchè dovevo scrivere una cosa prima che mi passasse di mente, che potrei essere più attenta finchè guido.

So che avrei meno alibi,
più muscoli
ma nessuno scopo.

Infine …
Delle volte ammetto che se il prezzo da pagare per un bacio fosse cancellarle tutte io accetterei perché l’ultima cosa che so sulle parole e amo di loro è che capita che siano inutili.

Ed è una delle milioni di ragioni per cui le ringrazio.

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