Le ricette di casa: le zeppole di San Giuseppe (o graffe napoletane)

Avete presente quella stramba seppur immensamente affascinante turba della psiche umana che prende il nome di Sindrome di Stendhal? Che è anche il titolo di un film – non tra i più memorabili ma tra quelli che non si consigliano – di Dario Argento. Insomma è una affezione psicosomatica osservabile nei soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. Può provocare, nell’ordine: tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni.

Ecco, quando Ramona ha pronunciato il nome della sua ricetta di famigghia, ossia di quelle che a Napoli si chiamano Zeppole di San Giuseppe (altrimenti note come Graffe napoletane), le mie fauci hanno immediatamente iniziato a sovraprodurre saliva.

Il giorno dopo – amara sorte – fato volle che:

  • un po’ per legge del contrappasso;
  • un po’ per punizione divina (pecco costantemente di gola, non serviva puntualizzare credo);
  • un po’ per legge dell’attrazione della mia nutrizionista che ha perso le mie tracce da mesi ma che ancora mi ammonisce tramite The Secret;
  • un po’ per caso anche se io non credo nel caso;

un’invasione colossale di rotavirus ha assediato il mio corpo.

Nulla potei contro millemila piccoli organismi malvagi che conquistavano una ad una le mie fragili membra. Grazie al cielo, e grazie ai rimedi ayurvedici / omeopatici / olii essenziali vari / sali di Shlusser di cui mi drogo abitualmente, in meno di 48 ore ero di nuovo scattante come una gazzella che scappa dal leone e di nuovo abile nel provare orgasmi palatali di quelli che mi fanno assumere un’espressione degna di Santa Teresa nella Transverberazione del Bernini.

Insomma, vi dicevo Sindrome di Stendhal. Solo per dirvi che ieri sera, non sconfitto ancora del tutto il bieco rotavirus, per documentarmi a dovere in merito a quello di cui avrei dovuto raccontarvi (e cucinare) oggi (le graffe napoletane/zeppole di San Giuseppe), sono atterrata in una pagina Instagram bellissima. Una di quelle gioie che il social sa regalare solo a chi ben sa cercare. Napoli Food Porn. E ho detto tutto. O quasi.

Insomma, in me, a provocare quel genere di turbamento di cui sopra, non è stata l’arte ma il cibo. Mi è presa una sindrome di Stendhal da food porn napoleano che, per la legge del chiodo scaccia chiodo, non c’è stato rotavirus che tenga. Sono passata in 5 minuti dai crampi allo stomaco più atroci a sognare una sfogliatella con la panna o una pizza col cornicione ripieno o una graffa napoletana appena fritta, con bava tipo Basset Hound annessa – altro che quadri.
Nel vedere certe immagini pensavo davvero di svenire. E la sovraproduzione di saliva è stata riattivata in men che non si dica. Miracolo. Sono guarita. Napoli Food Porn meglio del Plasil.

La ricetta delle graffe napoletane che vi racconto qui sotto è stata copiate e incollata paro paro dalle pagine del ricettario di casa Lucarelli “Frijenno magnanno” (friggendo mangiando – vi cito Ramona: “espressione che indica il friggere a più riprese anche durante il pasto, perchè il fritto va mangiato subito, ancora caldo e croccante). A dispetto di ciò che pensavo, è stata una preparazione rapida e indolore.

Non vi dico altro se non che mangiarle appena fatte equivale a godere.

Le zeppole di San Giuseppe (o graffe napoletane) – la ricetta

INGREDIENTI (dosi per una decina di zeppole di San Giuseppe)

  • 500 g di farina 00
  • 2 uova
  • 50 g di burro
  • 50 g di latte
  • 3 patate
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 25 g di lievito di birra fresco
  • un pizzico di sale
  • la scorza di un limone grattugiato
  • zucchero semolato q.b.
  • olio di semi per friggere q.b.

Mentre assaggi ascolta: Lucio Dalla, La casa in riva al mare

PROCEDIMENTO

  1. Impasta la farina con le uova ed il sale.
  2. Sciogli il burro a bagnomaria; sciogli il lievito nel latte tiepido.
  3. Lessa le patate, sbucciale e schiacciale.
  4. In una spianatoia, disponi la farina a fontana. Al centro metti le uova, lo zucchero, le patate schiacciate, la scorza di limone grattugiata, il latte con il lievito e il burro fuso. Mescola tutto e impasta.
  5. Prendi piccoli pezzi di impasto, forma dei salsicciotti e chiudili dandogli la forma di grandi taralli.
  6. Fai lievitare per 2 ore sotto un panno pulito.
  7. Friggi un po’ per volta in abbondante olio di semi bollente. Scola le graffe napoletane e passale nello zucchero.

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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