Il libro sul comodino: Il paese delle nevi

Il paese delle nevi di Kawabata Yasunari

Leggendo Il paese delle nevi si entra in punta di piedi nella letteratura giapponese.

È un paese silenzioso, in cui tutto scorre lento; è quasi inodore, coperto com’è dalla neve, ma dominato da struggenti colori.

Davanti ad un muro bianco, ombreggiato dal cornicione, una ragazzina in “calzoni da montagna” e kimono di flanella d’un rosso aranciato, visibilmente nuovo, faceva rimbalzare una palla di gomma. In quella scenetta, per Shimamura, c’era tutto l’autunno.

L’inverno, la primavera, l’estate, l’autunno e di nuovo l’inverno. A Yuzawa – Il paese delle nevi – il tempo scorre e lo sguardo cambia al cambiare del paesaggio.

Qui si incontreranno Shimamura, un ricco e raffinato esteta, e Komako, una giovane geisha, presso una località termale tra le montagne del Giappone, dove ogni anno molti uomini sono soliti recarsi per trascorrere qualche giorno di vacanza e riposo.

Shimamura, che viveva una vita d’ozio, aveva tendenza, o così gli pareva, a perdere la propria onestà con se stesso e spesso se ne andava solo per i monti per cercare di recuperarne un poco.

Quello de Il paese delle nevi è il microcosmo dello scrittore premio Nobel Kawabata Yasunari, nel quale l’amore sembra impossibile, a tratti quasi effimero.

Il mondo di Kawabata assomiglia tanto a quello dell’arte incisoria giapponese: dettagliato, delicato, popolato da figure umane tratteggiate con mano sottile e aggraziata come quelle dell’incisione di Hiroshige in copertina: La collina di Yuhi e il ponte di Meguro.

In questa non-relazione Shimamura appare subito freddo e controllato nella sua emotività. Al contrario Komako sembra abbandonarsi alle sue emozioni, apparendone talvolta sopraffatta.

Si tratta di affetto, amore, desiderio?

I contorni del loro rapporto sono offuscati, come avvolti dal candido bianco della neve. Rossi sono invece i kimono, gli aceri in autunno e i kaki, rosse sono le guance di Komako scaldate dall’alcool e dall’amore.

Perché Komako non è imperturbabile, trasgredisce questa tendenza al distacco e si innamora. Se ne accorge anche Shimamura, il quale non comprende il perché di un rischio così grande per una giovane donna che potrebbe vedere così compromessa la sua professione di geisha.

La gente è delicata, vero? – aveva detto Komako quella mattina. – Ridotta in poltiglia, si dice, cranio, ossa e tutto. Un orso potrebbe cadere dalla roccia più alta e non ferirsi minimamente.

Se l’uomo avesse una pelle ruvida e pelosa come l’orso, senz’altro la sua vita sarebbe diversa, pensò Shimamura. Era attraverso una pelle sottile e liscia che l’uomo amava. Guardando le montagne nella luce della sera Shimamura sentì un ardente, struggente desiderio della pelle umana.

Nella letteratura giapponese c’è sempre qualcosa che sfugge ai sensi e al raziocinio.

Leggendo Il paese delle nevi si rimane disorientati ma se, per un attimo, si tralasciasse la forzata ricerca di una trama ci si accorgerebbe che il desiderio di Shimamura per Komako non si rivela mai fino in fondo.

Quello che l’autore ci offre sono attimi fuggevoli, che non si possono afferrare. Sembrano fatti per evaporare, come un profumo.

 

Durata della lettura
una notte di neve

Il paese delle nevi

Il paese delle nevi di Kawabata Yasunari

Il paese delle nevi di Kawabata Yasunari

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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