Il libro sul comodino: Wonder

Sul mio comodino di gennaio è passato Wonder, il romanzo di R. J. Palacio.
Perché dovrebbe arrivare anche sul vostro? Ora vi dico la mia.

Per chi non lo avesse già letto, per chi non avesse già visto il film, Wonder racconta la storia di Auggie. Auggie è un ragazzino felice, nato in una famiglia speciale, affetto dalla nascita dalla sindrome di Treacher Collins. Questo cosa comporta? Il suo volto è deforme.

La maggior parte delle prime impressioni che abbiamo sulle persone passano attraverso la vista. Ciò che vediamo può attrarci o allontanarci, può dare o togliere opportunità in questo mondo. La vista è molto spesso l’unico tra i cinque sensi a determinare la capacità di creare nuove amicizie.

Auggie è pronto a farsi nuovi amici? E i suoi compagni di classe sono pronti ad accoglierlo? La vita riserva a tutti la propria dose di ostacoli. Per Auggie il più grande e imminente è affrontare l’inizio della scuola come un bambino normale.

La realtà è che Auggie non è come tutti.
Non è normale la sua faccia e non lo sono nemmeno il suo coraggio e la capacità di sapersi risolevvare; non lo sono la sua sconfinata fiducia nel genere umano e la seconda opportunità che è in grado di dare alle persone, riconoscendo il prevalere dell’amicizia sull’orgoglio.

Tante le sfumature che l’autrice è riuscita a dare ad Auggie, forse quella che ammiro di più è la sua voglia di essere se stesso.

So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Si, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro. Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali fra urla e strepiti ai giardini.

Se Auggie affronta la vita con un casco da astronauta non è per nascondersi quanto per proteggersi dagli altri. È lo sguardo degli altri a fargli provare quel senso di inadeguatezza.

Scegliamo davvero la gentilezza ogni giorno? Riusciamo a rispondere guardandoci allo specchio?

L’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale.

Vorrei che Auggie non fosse solo un personaggio letterario e vorrei poter immaginare una società gentile nella quale tutti, a più livelli di disagio disabilità o anormalità, possano sentirsi accolti.

Vorrei potermi guardare allo specchio e vederci dentro uno dei volti di quella società.

Durata della lettura
otto giorni con Auggie

Ph. Sara Cartelli
The Eat Culture

Spread the culture
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Tags from the story
,
More from Ramona Lucarelli

Il libro sul comodino: Biancaneve

La solita fiaba nell’insolito libro. Biancaneve di Xavier Deneux stupisce nella sua...
Eat it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *