Mancarsi

Vi è mai capitato questo fatto? Che la mancanza cresca e da piccolo nodo diventi grande.

Un grande stupido gigante buono che vi accompagna, giorno dopo giorno.

La mattina si sveglia 3 minuti circa dopo di voi, una volta che avete capito chi siete. Non vi porta il caffè… Perchè è un’imbranata e non sa farlo, e da quel momento inizia con la sua litania di piccoli dispetti.

In bagno entra prima di voi e vi spegne la luce quando la accendete.
Vi fa cadere il dentifricio dallo spazzolino.
A colazione vi rovescia la fetta biscottata dal lato della marmellata.

In macchina siede al posto del passeggero e sceglie tutte le canzoni che vi fanno sentire più tristi. Quelle che vi ricordano che dovreste girare a quella laterale, piazzarvi “sotto casa di” e spiegare… Ma Mancanza, molto lentamente, mette una mano sul volante e vi fa proseguire dritti sul vostro percorso abituale. D’altronde, ad andare sotto casa di, Mancanza non esisterebbe più… Ed è stupida, vero, ma questo lo sa e le scoccia.

Mancanza vi fa crashare il computer finché lavorate.
Non dovete concentrarvi troppo, altrimenti non pensate a lei.
Mancanza c’è finchè aspettate l’autobus, pericolosamente vicini al punto fermo di una giornata che finisce, come una frase a cui neanche oggi avete trovato un senso.

“Ieri  avevi detto che oggi avresti preso il telefono e avresti detto : “Ciao mi manchi, sai ho voglia di vederti un pò”… Vi dice Mancanza finché vi addormentate.

…Se capita anche a me? Un tempo si.
Essendo una persona tremendamente egoista, però, ora anche le mie mancanze sono autoriferite.

Quindi, cosa manca a me?
Il tempo, il coraggio, la pazienza e un pizzico di cuore.

La pazienza da sempre, il coraggio da un pò e il tempo da quando, sulla carta, sono diventata adulta.
Il cuore, poi, non so dove l’ho messo.
Sono fattori che mi condizionano parecchio e rendono, lo so, la mia vita un pò statica, un pò arida e un pò bloccata.

Non avere pazienza per niente vuol dire non essere costanti, tanto per cominciare.
Se voglio, voglio tutto e lo voglio subito. Massima resa col minimo sforzo.

Nuoce alle nuove abitudini da adottare, al lavoro e (forse) alle relazioni.
D’altronde, se sostengo da sempre di avere una mente molto maschile, un motivo ci sarà.

Non avere coraggio mi porta il più delle volte a non avere fiducia in me e molto spesso negli altri… Che di per sé é un salto nel vuoto.
Rinuncio per codardia.

Il tempo quindi. La variabile più problematica della mia vita.
Una senza pazienza e rinunciataria come gestisce il suo tempo?

Punto primo: non lo gestisce, stronzeggia.
Punto secondo: sta sola e il perché é facile…
L’organizzazione non è il mio forte, detesto mettere tutti d’accordo, i compromessi e devo sentirmi libera di poter cambiare idea o tirarmi indietro da qualsiasi gita, grigliata, serata, shopping, aperitivo che Dio, nella sua immensa bontà, manda in terra sotto le mentite spoglie di un gruppo WhatsApp con un nome ignorante.

Punto terzo: lo perdo.
A non tentare di cambiare, impegnarmi e capovolgere ogni cosa.
Mandare via il mio vecchio amico tedio e dire basta.
Non mi interessa.

E poi il cuore.
Quell’ingrediente che colma ogni cosa e se non c’è lascia ogni cosa vuota o quasi piena, quasi amore, quasi passione, quasi ben fatto, quasi qualsiasi cosa.

Ti può mancare qualcosa per davvero, se è mancato questo?
Una parte di me, forse, quella a cui un tempo questo non mancava.

Mancarsi.

mancarsi

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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