Quel che non sapevo sull’assenza

quel che non sapevo sull'assenza
Mi avevi detto che l’assenza conta più della presenza.

Balle.
So che se non gli manchi, non gli mancherai mai.
Come so che la mancanza non è fatta solo di presenza fisica, ma anche di sguardi.
Sguardi troppo orgogliosi per dire “mi manchi”.

Mi avevi detto che mi sarei trovata in quell’assenza.

Io che mi perdo sempre in un bicchiere d’acqua.
E forse questo era vero. Una parte di me l’ho ritrovata, l’altra avrei fatto meglio a lasciarla andare.
Il problema è che non sapevo dove lasciarla andare. O, in verità, non ne avevo il coraggio.

Mi avevi detto che guardando indietro, vedendomi dallo specchietto retrovisore, mi sarei mancata.

Ma la piccola, fragile e stupida me, mi fa solo tanta tenerezza.
Vorrei scuoterla e dirle svegliati, guarda la realtà, dopo il buio ci sarà la luce.
Ma se non fossi stata dentro al caos, se non fossi passata per certe cose, non sarei chi sono ora.
Quindi va bene così. Sono felice dei miei sbagli. Dopotutto mi sono anche divertita sbagliando.

Mi avevi detto che il silenzio complice è presenza.

E cazzo se avevi ragione.
Una vita fatta di parole e poi ti accorgi di quanto possa essere comunicativo un gesto, uno sguardo, una carezza.

Non me l’avevi detto però che l’assenza fa un male cane.

Che ti corrode dentro.
Che le lancette non possono muoversi in senso antiorario.
Che le persone entrano ed escono dalla tua vita così, alle 4 di un pomeriggio qualunque, per non tornare più.

Non me l’avevi detto che bisogna stare attenti a dimenticare le persone, perché quando meno te l’aspetti potrebbero ritornare.

E in quel momento potresti accorgerti che ti mancano.

Ma, soprattutto, non mi avevi detto che non c’è niente di più bello di un abbraccio accompagnato da sole tre parole:

“Mi sei mancata”.

 

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