Viaggio nello specchio

Spatzle agli spinaci con panna, speck e ricotta affumicata

Che cosa vedo nello specchio?

Nello specchio – un’espressione poco corretta in italiano. Sarebbe meglio dire

Che cosa riflette questo specchio?
Che immagine vedo riflessa nello specchio?

Invece io oggi voglio occuparmi di quello che si vede dentro. Quindi, nello specchio, non è più così sbagliato.

Nello specchio c’è un’immagine che cambia da persona a persona, ognuno vede qualcosa di diverso.

Nel mio caso non riguarda come mi sta questo paio di scarpe o come mi calza addosso questa gonna, non riguarda la piega ben riuscita dal parrucchiere o il naso che aspetto da anni di rifare.

Non riguarda neanche quel brufolo che mi è spuntato fuori per lo stress sul lavoro, non riguarda neanche lui stavolta.

Dietro tutto questo, nello specchio, c’è una piccola persona.
A guardar bene nello specchio abita una bambina che mi assomiglia.

Se vado oltre le rughe e gli strati di delusione e fondotinta li dentro ci sono io, che non sono infallibile come tutti credono e neppure forte.

Non sono un punto di riferimento, non sono l’amica che vorresti: che ti guida e ha una risposta su quasi tutto perchè è saggia e ha vissuto tanto.

Perchè è sola da tempo e sa come si fa.

Dentro lo specchio c’è una bambina che non ha la perenne ansia di disattendere le aspettative altrui: di chi la vuole diversa, con tutto quello che una donna sui 27 dovrebbe avere nella vita; o al contrario di chi la pretende sempre uguale. Chi le vuole bene ma non ammette che cambi, che provi dei sentimenti, che si innamori anche lei, che sia fragile anche lei.

Li dentro ci sono io.

Voglio tempo, pace. Voglio la mia famiglia e delle Kinder paradiso: esattamente come quando avevo 7 anni.

Quando mi sento stressata e non esiste una parte del mio corpo che non sia infiammata: dalle articolazioni alla punta dei capelli, quando il mio telefono mi uccide e ogni trillo equivale a una pugnalata,  quando il mio pc mi ricorda un Dissennatore che mi succhia la felicità, io vado a trovarla.

Finisco il mio dovere e la vado a trovare , quella bambina che abita nello specchio.

Non è sempre stato così: per anni l’ho ignorata, l’ho lasciata li a perire la fame

taci tu, ci penso io.

Ho voluto essere implacabile, non dare importanza.

Non ho avuto capacità di discernere tra due livelli: chi dobbiamo essere e chi siamo.

Per anni ho vissuto costantemente nella modalità “chi dobbiamo essere” e mi sono limitata ai primi strati dello specchio: a chi essere al mio Master, a chi essere in agenzia, a chi essere con questo o quell’altro ragazzo; a chi essere per le mie amiche a chi essere per i miei, lasciando sempre  tutto un po’ fuori e viceversa…

Fingendomi forte per tornare poi a casa piangendo, per la mancata forza di ammettere che tutto quello che mi faceva male era semplice, infantile e un po’ banale.

In una parola? Semplice e per questo inaccettabile, per me.

Se chiedo cosa pensano di me mi rispondono che sono in gamba, che ho le palle. Che sono stata coraggiosa, che so badare a me stessa, che ce la faccio.

Che mi stimano, che “per essere una ragazza sono indipendente”.
Che sono sveglia, capace.
Se i miei amici hanno un problema mi chiedono un consiglio e 99 su 100 io riesco a dare loro un feedback, 99 su 100 ci sono già passata, ho analizzato la situazione.

Dicono che sono analitica (vero)  un po’ rompicoglioni (stravero), dicono che sono estremamente forte.

E dentro di me c’è quella bambina.

Le racconto la storia del mondo degli adulti, di che cosa si tratta, di cos’è.
L’habitat di chi decide, chi porta scarpe col tacco e guida in autostrada? Come dicevo da piccola?
Al contrario, nel mondo degli adulti, un grande benessere si coltiva a un certo punto dal non dover scegliere ne decidere.
Quello degli adulti è un paese i cui abitanti fanno molta attenzione a non lasciare che gli altri si avvicinino oltre una certa soglia e non c’è molto spazio per chiedersi come ci si sente.

Un posto in cui si parla una lingua diversa, che non chiama quasi mai le cose col loro nome e preferisce sinonimi più politici o volutamente crudeli,  a seconda del caso.

Un luogo dove la parola amore è spesso scambiata per una parolaccia o una maledizione mortale.

Nello specchio c’è una persona che riposa, non c’è la leonessa che va fuori a farsi valere e lotta contro tutti, che anticipa le mosse dei nemici ed è implacabile con chi l’ha tradita.

C’è un’ingenua che ha voglia di giocare, che vuole una carezza e abbracci e consigli e – Si fa così o – Andrà tutto bene o – Sei stata brava.

E io ora non ho più voglia di fare finta che non sia così.
Per anni ho abitato sullo specchio e sofferto sullo specchio.
Ho gioito sullo specchio e su uno specchio ci sono morta tante volte.

Ora voglio passare del tempo nello specchio a prendermi cura di lei.

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