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20 Giugno 2018

arte

Into the Wild: un viaggio tra le locandine alternative del film

di Sara Cartelli

Ho una vera e propria passione per le locandine alternative.
In primis perché trovo sempre un pelino bruttarelle le originali e, in secundis, perché cercarle mi dà la possibilità di scoprire nuovi artisti.

Into The Wild è un film che ha saputo, come pochi, toccare le corde della nostra generazione. Ci ha fatto interrogare sul senso della vita, sulla nostra scala di priorità, ha fatto traballare le nostre certezze.

Perché Into The Wild non è solo un viaggio nella natura selvaggia e incontaminata.
È un viaggio nella natura dell’essere umano.

È una fuga dalla società, dal conformismo e dal capitalismo che si traduce in esperienza, solitudine e rinuncia. E che si conclude con un “la felicità è reale solo quando condivisa”. Una frase di Lev Tolstoj che rappresenta un insegnamento importantissimo. Perché per quanto brutta, corrotta e orrendamente bigotta possa essere la nostra società, abbiamo bisogno del calore umano, del sostegno delle persone, di sapere che qui, in questo preciso istante, c’è qualcuno pronto a tenderci una mano, a regalarci un abbraccio, a gioire e piangere con noi. E significa anche e soprattutto che non è la società ad essere malata, sono le persone a renderla tale.

Credo sia questo il motivo per cui quel bus verde, che segna la fine metaforica e fisica del viaggio di ricerca di Chris McCandless, sia diventato un simbolo.
Qui vi mostro come numerosi artisti, grafici e illustratori lo hanno a loro modo reinterpretato dando vita a delle illustrazioni e locandine alternative meravigliose. Sono tutte estremamente diverse e personalissime, ognuna ha una propria chiave interpretativa, un punto di vista soggettivo.

Chissà se è rappresentato anche il vostro!


Jonathan Cairns


Rikho Syahputra


Ben Neyers


Viraj Nemlekar


Alejandro Alvarez


Pete Lloyd

 

Immagine di copertina Katherine Yuen

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Autore

Sara Cartelli

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Sara Cartelli

biografia:

Copywriter, folletto tuttofare e mamma con una passione smisurata per la fotografia. La scrittura è una medicina che le permette di esprimere la propria personalità e far emergere la sua vera voce. Meglio di uno psicanalista. Alla perenne ricerca di una strada da seguire, al momento, preferisce perdersi.

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