Culture. Eat it
2 Novembre 2020
La mia triste malattia mi fa lavorare con furore sordo, molto lentamente, ma dal mattino alla sera senza interruzione… credo che questo contribuirà a guarirmi.
Queste righe appartengono ad una delle numerose lettere che Vincent Van Gogh (1853- 1890) scrisse al fratello Theo durante la sua permanenza presso l’ospedale psichiatrico di Sàint- Rémy de Provence. Dall’inizio del 1889 Vincent viene ricoverato più volte per eccessi di follia e l’8 maggio di quell’anno decide di farsi internare in una clinica per alienati mentali, dopo essersi mutilato l’orecchio sinistro ad Arles nella sera del 23 Dicembre 1888.
Nel manicomio di Sàint- Rémy rimane 53 settimane, nelle quali dipinge 150 tele.
È proprio in una lettera indirizzata a Theo che Van Gogh dice di aver appena concluso una tela con un cielo stellato:
Attraverso le grate di ferro della finestra, riesco a vedere un campo di grano… sul quale, nel mattino, riesco a vedere il sole che sorge in tutto il suo splendore.
Vincent avrebbe disegnato e colorato questa visione circa 21 volte, includendo anche la famosa notte stellata.
Cosa vediamo quando guardiamo la sua celebre notte?
In primo piano vi è un alto cipresso mentre sullo sfondo i colli accolgono un piccolo paese dal quale svetta la cuspide di un campanile. Non è una notte placida. Gli elementi della natura, del paesaggio e del villaggio sembrano vibrare con un moto tortuoso.
Il cielo notturno occupa due terzi dello spazio mentre la terra ed il cielo sono collegati dal ciuffo dei cipressi che a sinistra sale dal basso; calma è la terra assopita nel buio e nel sonno, pulsante di energia e di vitalità la notte è solcata dalla luce vibrante delle stelle.
Sarebbe semplice e sarebbe giusto, per le terribili cose che accadono durante la vita, se questa esistenza avesse un altro “emisfero” invisibile ma vero, dove uno arriva quando muore. […] La speranza è nelle stelle, e la Terra è un pianeta, e di conseguenza una stella o un corpo celeste.
Le stelle paiono cuori pulsanti mentre la figura falcata della luna ricorda un sole, creando la sensazione di una loro fusione. I colori giallo, arancione e bianco danno un sapore diverso alla notte, mostrando colori nuovi e lontani dai quadri di artisti contemporanei di Van Gogh.
Natura e buio si uniscono in questo capolavoro ben 13 mesi prima quel 29 Luglio 1890, giorno in cui Vincent va incontro al suo disperato dolore umano.
“Notte stellata (Cipresso e Paese) ” (1889) è uno dei capolavori dell’artista ed è conservato presso il Museum of Modern Art di New York.
Autore
biografia:
È una storica dell'arte, ottimista ed empatica per natura. Immagina un mondo nel quale seminare gentilezza e provare felicità nelle piccole cose. Fin da bambina è innamorata delle storie, per The Eat Culture mangia libri e arte. Per aspera ad astra recita l'unico tatuaggio che ha sulla pelle. È lì per ricordarle che la strada che porta ai suoi sogni non sempre è facile ma qui non ci si arrende, mai.