Un caffè con… Marco Anzovino

Incontro Marco Anzovino in un bar di Pordenone che lui considera il suo “ufficio”.
C’è un clima familiare, il profumo che ci investe ci ricorda che il nostro era un appuntamento per pranzo e così inizia la nostra chiaccherata.

Avevo trascritto alcune domande da fargli per parlarvi del suo ultimo libro, per cercare di far conoscere Marco e ciò che fa ad un pubblico sempre più ampio ma le ore passano e mi accorgo che in quel parlare amichevole e spontaneo – come avviene tra due vecchi amici – Marco risponde a domande che non gli ho ancora posto. Quando mi chiede di iniziare l’intervista mi viene da ridere.
Con Marco è possibile raggiungere quella familiarità che con alcune persone potresti non raggiungere mai e che con altre si guadagna solo nel tempo.

Ora voglio condividere tutto questo con voi.

R: Come Turno di notte, anche il tuo ultimo libro Le ragazze al terzo piano è accompagnato da un cd. Musica e scrittura viaggiano sempre insieme per te?
M: Per me esistono tre componenti: quella razionale, della mia mente di educatore, dalla quale attingo per raccogliere le riflessioni che poi finiscono per dare forma ad una storia; quella irrazionale che per me risiede nell’anima: è la musica, essa è tutto ciò che non ti spieghi, ciò che amplifica riflessioni che a parole non potrebbero essere spiegate. La musica ha lo straordinario potere di metterci in contatto. Infine c’è il lettore, colui che sta tra queste due sfere, l’unico che conta davvero, al quale penso quando scrivo.

R: Se dovessi scegliere tra uno dei temi affrontati quale vorresti arrivasse a tutti?
M: Questa storia ci ricorda che l’incontro a volte può essere un dono. Leggendo si scopre che è proprio un incontro a cambiarci la vita, a stravolgercela, a volte anche a salvarcela. C’è sempre un’altra possibilità, questo ultimamente non lo consideriamo più vero. Troppe vite spezzate, richieste di aiuto senza voce. Oggi chi sa chiedere è salvo.

R: Che cosa rappresenta per te la scrittura? Come è nata l’idea di un secondo romanzo?
M: Scrivere rappresenta un modo di esprimermi. Avevo una storia che non mi stava più nel cuore, c’era bisogno di altri battiti con i quali condividere queste emozioni. Le ragazze al terzo piano esistono, sono giovani donne reali che mi hanno fatto emozionare per il loro attaccamento alla vita, per la loro ricerca di liberi legami nonostante la direzione presa dal mondo le conducesse all’isolamento. Alla solitudine e alla comunicazione istantanea dell’odierna tecnologia loro hanno scelto la convivenza, l’idea di sopportarsi, il piacere di ascoltarsi. Tutto questo non si può più dare per scontato.

R: Durante l’incontro a Pordenonelegge hai detto che ACCONTENTARSI non è un brutto verbo. Confermi?
M: Lo confermo. Accontentarsi significa essere contenti di ciò che si ha. Non si rinuncia per questo necessariamente all’ambizione, all’idea del volersi migliorare. C’è però in questo verbo il sapore di chi sa godere del presente.

R: Qual’è il tuo libro sul comodino?
M: L’imperfetta meraviglia di Andrea De Carlo. Per ciascuno di noi esiste il libro giusto, va solo cercato. Il libro è come un incontro, può cambiarti la vita. Il mio è avvenuto con Jack frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.

 

anzovino

Chi è Marco Anzovino? Marco è un educatore che ha a cuore i suoi ragazzi, che vive di musica e ne ha fatto un mestiere, il musicoterapeuta, il cantautore, il musicista. Chi sono Le ragazze al terzo piano? Sono Chiara, Anna e Giorgia. Sono in fuga da qualcosa o qualcuno. Vanno verso qualcosa: l’amore.

 

Le ragazze al terzo piano - Marco Anzovino

Le ragazze al terzo piano - Marco Anzovino

Foto Marco Anzovino – Ph. Paolo Grasso
Tutte le altre immagini ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

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