Il libro sul comodino: Cleopatra va in prigione

Claudia Durastanti ci accompagna nel suo ultimo romanzo Cleopatra va in prigione:

Caterina cammina a passo svelto, ma ogni tanto si ferma per prendere fiato e tastarsi il fianco dolorante sventolando gli insetti che le strisciano sul collo mentre il fiume prende fuoco per la luce.

Caterina è una flaneuse, una passeggiatrice curiosa. Attraversa a piedi la periferia di Roma, una città che abbruttisce solo chi non la capisce. Ogni giovedì va a trovare il suo ragazzo in prigione.

Aurelio è chiuso tra le mura del carcere di Rebibbia, accusato di favoreggiamento della prostituzione, ossessionato dalla ricerca di chi l’abbia incastrato.

Ma questa non è la storia del degrado della periferia romana.

L’autrice cerca di rompere un clichè che vede nelle periferie delle città la bruttezza, il covo della criminalità, l’antitesi del centro; cerca di aprire uno spiraglio di luce nella mente di chi legge.

Racconta di una donna resiliente, che incassa gli urti della vita senza rompersi.

Caterina può sfruttare il passato da ballerina di danza classica per il presente da spogliarellista; può provare un iniziale imbarazzo che si trasforma poi in piacere.

Non giudica Aurelio, né l’attività del night nel quale l’ha coinvolta:

Quella sera ho capito che un night deve avere le stesse luci degli acquari; è più facile andare in fondo se quando ti guardi allo specchio sembri una sirena – una creatura che non esiste.

Non esprime avversione alcuna nemmeno quando, a causa sua, subisce un intervento all’anca che le impedirà di ballare e da spogliarellista finirà per essere surclassata a truccatrice. Da Caterina a Cleopatra.

Non ha parole sprezzanti per il poco affidabile socio di lui, Mario; non rimprovera nulla al Poliziotto che ha arrestato Aurelio e che frequenterà, in una relazione parallela, fino alla sua uscita dal carcere.

Io e Aurelio. È una cosa che va oltre tutto. Non si può neanche chiamare amore. È una cosa che è sempre… esistita, dice Caterina, ma il poliziotto le mette una mano sulla bocca per farla stare zitta.

Ma non è nemmeno la storia di un triangolo amoroso.

In Cleopatra va in prigione tutto è sfumato tra passato e presente:

Detesto lamentarmi e questa è la forza che mi tiene insieme; dare la colpa agli altri mi fa sentire sporca.

Claudia Durastanti scrive senza emettere giudizio alcuno e riesce a non far giudicare nemmeno chi legge.

“Esiste una bellezza della bruttezza”, quella che la scrittrice è riuscita a mettere nero su bianco.

Nella storia di Cleopatra va in prigione si continua a sognare e ad amare nonostante il mondo faccia di tutto per impedirlo.

Claudia Durastanti vede la luce in fondo al tunnel e per questo mi piace, davvero.

Durata della lettura
una tranquilla domenica pomeriggio

Cleopatra va in prigione

Ph. Sara Cartelli
© The Eat Culture

Spread the culture
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
More from Ramona Lucarelli

Il libro sul comodino: Il giardiniere notturno

Ta daaaaan: ecco a voi Il giardiniere notturno, una vera e propria...
Eat it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *