VERSI DIVERSI

Non è facile esprimere quello che si prova.
Si tratta di una questione complicata, complicata davvero.
Prendete due persone che devono conoscersi, per esempio. O perché no, due che devono ri-conoscersi.
Quello che si dovrebbe fare è trovare un metodo di comunicazione. E dentro quel “metodo” metterci tutto: da ciò che dici a come, da come sei seduto a dove, da come ti muovi o sei semplicemente paralizzato.
Penso sia difficile per tutti, nessuno escluso. Possiamo saperci fare con le parole ed essere anche parecchio empatici, eppure trovarlo impossibile. Non c’entra nemmeno il grado di sintonia che abbiamo con noi stessi, la mindfulness o quanto siamo in contatto con il qui e ora.
C’entra con il saper tenere sotto controllo l’emozione e aprire la bocca per dire cose sensate. Perché si, siamo d’accordo, dare forma pratica a quelle conversazioni perfette – Shonda style – che ci albergano i sentimenti, significherebbe essere degli Avengers.

Ma anche i migliori supereroi, come sappiamo, hanno i loro aiutanti o i loro poteri.
In pratica è per questo che esistono i versi.
Pronti per darci conforto o chiarirci le idee. A portata di mano se li sappiamo cogliere o invocare come si deve. Amici se abbiamo l’umiltà di considerarli tali anche quando vengono a trovarci all’improvviso, quando non ne avremmo voglia.

Non si tratta “solo” di poesie.
Non ha un genere preciso questo Cyrano De Bergerac che ci consiglia cosa dire.
Forse si tratta solo di qualcuno che ci è già passato, ha fatto una figura barbina, è andato a casa e come da copione ha avuto l’illuminazione 3 o 4 ore dopo, facendo la doccia.
Sempre lui è volato in cucina o allo scrittorio, ha preso un foglio volante o l’ipad e ha iniziato a buttare giù, in certi casi davvero magistralmente, quello che gli passava per la testa.
Quello che doveva dire tre ore prima.

Maree di parole che si infrangono sugli scogli dei nostri limiti. Questo sono i versi.
Per questo ci toccano, per questo ci si attaccano addosso e molto spesso parlano meglio di noi.
Per questo ci definiscono e per fortuna ci sono.

Delle volte penso che per raccontare la nostra storia a qualcuno affidarsi ai versi potrebbe essere una soluzione interessante.

Quanto a me, non potrei non partire da Fernando.
Non un allegrone di natura e, forse anche per questo, mio poeta preferito.
Uno come me che dopo essersi fatto rovinare ulteriormente la giornata da un acquazzone rientra a casa e butta giù – Ricordo bene il suo sguardo-.
E sempre a lui penso mentre rimugina su tutte le storie passate – vissute o non vissute – .
Magari erano tutti segni zodiacali a lui incompatibili, sappiamo che lo considerava importante. Solo che prima di capirlo, che per esempio gemelli e scorpione non funzionano, ne ha passate delle belle anche lui.
Me lo sogno così finchè scrive un pezzo di quel libro dell’Inquietudine su cui vorrei apporre una fototessera della sottoscritta per iniziare a parlare di me:

-Sono uno stratega malinconico che, dopo aver perso tutte le battaglie, alla vigilia di ogni sua nuova battaglia, traccia in anticipo sulla carta dei suoi piani, godendone lo schema, i particolari della sua ritirata fatale.
Come un essere maligno mi ha perseguitato il destino facendomi desiderare ciò che sapevo di non poter avere.

Fiesta!
Forse non il massimo per cominciare, vero. Ma la tratta è questa, come diremmo in ufficio con gesto teatrale – prendere… o lasciare- .

I versi ci fanno sentire meno soli e ci danno un buono da utilizzare alla prossima occasione, come dice la Gilbert in “ Eat pray love” .
Un buono per cosa? Be’ per farci capire meglio da chi amiamo, per esempio.
Qualcuno che forse stiamo sbagliando ad amare così, tuttavia rispettando il fatto positivo di rimanere noi stessi anche in questa occasione.

“Se ti amo
puoi avere tutto: Il mio Tempo, la mia dedizione, il mio impegno, famiglia, soldi, il mio cane, i soldi del mio cane, il tempo del mio cane- tutto. Mi prendo sulle spalle il tuo dolore, i tuoi debiti, ti proteggo dalle tue insicurezze, ti attribuisco tutte le buone qualità che in realtà non hai mai coltivato in te stesso. A Natale compro regali per tutta la tua famiglia, ti do sole e pioggia quando non sono disponibili, ti regalo un buono da usare alla prossima occasione. Ti darò tutto questo e anche di più , finché non sarò così stanca e svuotata che l’unico modo che avrò per uscirne e ritrovare un po’ di energia sarà infatuarmi di qualcun altro”

Esattamente così o finchè non sarai così stanca e svuotata che l’unico modo che avrai per uscirne sarà accettare di spegnersi un po’.
Sotto sotto sperando che qualcuno, da qualche parte però la verità la veda.

“C’è un aereo sepolto
all’inizio del deserto del tuo petto
che è un sentiero nel mezzo
che porta a un pozzo

E intorno cupole di cattedrali
da cui i miei occhi non vanno più via
dove se chiedi una promessa è molto facile che non ci sia
e sotto sagome di trincee
immacolati i pentagrammi
che nascondono il nascondiglio
della più bella delle melodie
e poi c’è il fondo di un mar profondo
dove fa male l’allegria
si espande in spuma di alghe bianche
la scia che lascia la fantasia

Infondo gambe senza bugie
infondo pali di palafitte
alberi di nave
senza radici
senza più energie
e alla fine delle vele dei polpacci
una complessa geometria
che ti mantiene in equilibrio
che ti permette di scappare via”

Scappare via dalla delusione, per esempio. Nel mio caso dissotterrare l’aereo solo per dirigerlo verso la patria del rischio calcolato e prendere cittadinanza nella città di solitudine, non per cattiveria. Forse per un briciolo di egoismo misto a una tremebonda paura.
Alloggiare in Un alberghetto e Starsene all’ora più sciagurata, le 14:30, a contemplare a un tavolino la propria pensione dalla vita.
Una sosta tranquilla, tra quello che hai imparato a conoscere.
Eppure anche li essere raggiunti dalle occasioni.

E a quel punto
sperare solo di avere un vecchio amico o un vecchio sconosciuto che quando decidi di lasciar perdere ti batta sulla spalla e ti dica:

Lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!

E decidere di ascoltarlo.
Ancora .

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