Quadrophenia e la ricerca di identità di un’intera generazione

Quando la “cugi”, che poi è Sara, mi ha chiesto di scrivere questo pezzo volevo strozzarla. Perchè mi ha sottratto ai miei amati libri? Che cavolo ne so io del Mod????? Perché?! Perché?!?

A sclero (interiore) finito, ci ho riflettuto: quel geniaccio mi ha regalato un’occasione per essere un po’ meno ignorante che va sempre bene, perciò eccomi qui.

Oggi ha inizio la settimana dedicata a Quadrophenia, film del 1979 tratto dall’album omonimo degli Who.

Da un lato i Mods, dall’altro i Rockers. Da un lato ragazzi avvolti in abiti eleganti con ai piedi Clark’s in sella ad una Vespa, dall’altra giovani impomatati con jeans e giubino in pelle.

Due modi di vivere, due stili differenti, due colonne sonore: il nuovo rock inglese e il rock and roll americano.

Mod, diminutivo di Modernism, è il termine con il quale si fa riferimento alla subcultura giovanile della Londra dei tardi anni ’50. Cos’era mod?

Lo era il look curato, che cercava di essere ricercato e originale: attratti dallo stile italiano i giovani mods indossavano i Parka per proteggere gli abiti di sartoria italiana indossati sotto quei giacconi militari, adornati dal simbolo rosso, bianco e blu della Royal Air Force.

Lo era la musica afroamericana, il soul e lo ska, ma anche la musica beat e il rhythm and blues.

Lo erano gli scooter rigorosamente italiani: su Vespe Piaggio e Lambrette Innocenti i giovani mods sfrecciavano nelle notti londinesi tra un club e l’altro.

Essere mods indicava tutto ciò che credeva e desiderava essere popolare.

I vestiti cambiano, le droghe anche, e così la musica. È l’attitudine che rimane immutata.

Paul Weller ha ragione. L’attitudine alla continua ricerca di un’identità, per vanità, per stile, per scelta.

Oggi non ci sono i Parka (davvero?!) ma non ci sono i Woolrich, i Colmar e i Moncler? La musica ska ora ci fa sorridere ma non parliamo spesso (dandoci un tono) di musica “indie”? E il look? Non sfrecciamo su Lambrette però ne facciamo sfoggio su Instagram, Facebook e Twitter.

Ecco un pensierino piccolo piccolo che volevo condividere con voi: può sembrare solo un film vecchio ma Quadrophenia racconta uno scorcio degli anni ’50 e lo fa attraverso questa cosa bellissima che è la musica. Sceglie un linguaggio universale per raccontare come una generazione, con le sue differenze e contrapposizioni, ha cercato il proprio posto nel mondo.

È vero, Quadrophenia parla dei mods e dei rockers ma parla anche un po’ di noi.

E vi giuro che non abuserò più di punti di domanda ed esclamativi per i prossimi… tre articoli.

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